Come si vive con l’#Auditel in casa?

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L’Auditel

L’Auditel è una società nata a Milano il 3 luglio 1984 per raccogliere e pubblicare dati sull’ascolto televisivo italiano. Il rilevamento è iniziato il 7 dicembre 1986. I dati di ascolto sono diventati nel tempo la misura del successo o dell’insuccesso delle trasmissioni televisive italiane.
In precedenza, questi rilevamenti erano forniti dall’Istel (Indagine sull’ascolto televisivo). Questo tipo di indagine, (svolta da alcuni istituti come Doxa, Abacus e Makrotest), aveva come committenti le maggiori aziende che operavano nel settore televisivo, compresa la Rai.
In realtà, l’Auditel rileva quotidianamente i dati degli ascolti della Televisione italiana di solamente pochi “eletti”, 24 ore su 24, minuto per minuto.
Attualmente le famiglie che rientrano nel panel sono 16100. Questa “parola strana” non indica altro che una quantità scelta su criteri rappresentativi, utilizzata per la misura statistica di uno specifico universo. Si tratta solitamente dell’insieme di persone o famiglie incluse in un’indagine campionaria. In questo caso specifico, parliamo di quella riguardante il mondo degli ascolti televisivi.

Siamo andati a rintracciare una vecchia intervista a campione, rilasciata al “Tv Sorrisi e Canzoni” qualche anno fa da un capofamiglia italiano.

L’intervista del “Tv Sorrisi” ad un capofamiglia – Prima tappa

Durante una noiosa mattinata di lavoro, squilla il cellulare. Una voce femminile chiede inaspettatamente all’uomo: «Le piacerebbe diventare una famiglia Auditel?»
Dieci secondi buoni per pensarci.

La curiosità di sapere la verità su quei temutissimi dati di ascolto era immensa.
Pare, talvolta, che abbiano quasi potere di vita e di morte sui palinsesti televisivi. Se uno show “non funziona” per il campione, viene ricalibrato (se non addirittura cancellato).
Dunque, era lecito domandare come funzionasse.
Subito arrivano le prime rassicurazioni in merito alla privacy ed agli eventuali fastidi del caso.

La decisione

Il capofamiglia, dopo una breve pioggia di domande, decide di accettare verbalmente la dettagliata informativa sui diritti e doveri concessi. Sarà poi necessaria anche la controfirma di un modello che arriverà tramite posta a casa.
Ciliegina sulla torta: il disturbo sarà ricompensato da un buono acquisto annuale di 40 euro. Tale buono sarà spendibile in oltre 8.000 punti vendita convenzionati.

L’installazione del “meter”

Ovviamente è stata necessaria la disponibilità a ricevere in casa un tecnico per l’installazione dell’apparecchiatura di rilevazione, il cosiddetto “meter”.
Appuntamento fissato, orario accordato, ed un bel venerdì pomeriggio il “signor Auditel” sbarca a casa del capofamiglia in questione.
Viene descritto come persona estremamente “cortese e professionale”.
Il consiglio principale e spassionato rilasciato è stato quello di comportarsi assolutamente come prima, senza mutare in alcun modo le proprie abitudini televisive.

In un’oretta il meter viene puntualmente installato e collaudato.
Dopo aver spiegato in maniera pratica il meccanismo di invio dei dati, il tecnico si collega dal suo pc al server aziendale e fa cambiare qualche canale, mostrando il risultato dell’andamento dello zapping da terminale.
Coincide al minuto; dunque il marchingegno funziona.

Le costatazioni finali

«”Siamo finalmente una famiglia Auditel!” penso tra me e me. Provo una vaga sensazione di onnipotenza catodica, consapevole del fatto che, quando cambio canale io, è come se lo facessero altrettante migliaia di persone».

A mente fredda, e dopo qualche mese di rodaggio, l’uomo afferma che ormai in famiglia non ci si ricorda neppure più di avere un meter collegato all’apparecchio televisivo.

«Le abitudini televisive, mie e della mia famiglia, sono rimaste le stesse di prima. Moglie e figli continuano a guardare i programmi di prima, incuranti dell’impatto delle loro scelte. In questo periodo, tra l’altro, non sono mai stato contattato per «modificare» i miei gusti in tivù, né per qualunque altro motivo. Bene così. Nessuno riuscirà a farmi cambiare canale davanti all’ennesima replica dell’Ispettore Barnaby…»

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